Sos mobbing

 

Finite le ferie si torna al  lavoro. Per molti/e è un ritorno al calvario . La croce, in nuovo gergo, si chiama "MOBBING"!
Il mobbing dal verbo inglese ‘to mob’, letteralmente "assalire", definisce un insieme di azioni persecutorie, di vessazioni psicologiche, messe in atto in un ambiente di lavoro nei confronti della vittima individuata.
" Con lui/lei, si urla, si rimprovera, si critica continuamente il lavoro o la vita privata, non gli si rivolge piu’ la parola, si fa come  se non ci fosse, lo/la si fa bersaglio di pettegolezzi, offese, derisioni pubbliche, umiliazioni, violenze verbali, astuti boicottaggi. Si crea così un clima di terrore psicologico da parte del capo (mobbing verticale), ma anche dei vicini di scrivania (mobbing orizzontale). Il mobbing prende anche sembianze piu’ sottili, quando alla persona mobbizzata non vengono affidati compiti, oppure vengono affidati compiti senza senso, umilianti o pericolosi.Viene annullata l’autostima, negando promozioni o aumento di stipendio per le sue prestazioni, affidando compiti molto al di sotto delle sue capacità spesso a beneficio di altri colleghi meno preparati" , così lo descrive Stefanella Campana, giornalista de La Stampa. Secondo alcuni ricercatori, il termine mobbing viene rubato all’etologia, utilizzato sin dall’800 per  indicare il comportamento aggressivo messo in atto da alcune specie di uccelli nei confronti dei contendenti intenzionati a invadere il loro nido: l’estraneo viene accerchiato intimorito, ferito, respinto. Negli anni ’80 e’ stato ripreso nei paesi scandinavi e applicato alle persecuzioni in azienda.  Il lavoratore, oltre che accerchiato,  viene chiacchierato, isolato, sabotato, deriso, sminuito, reso inutile.
Si tende a distinguerlo dal " bossing" , termine più particolarmente indicato per  intendere quelle strategie persecutorie decise dall’azienda, tese a far dimettere il lavoratore. Ambedue i termini, in pratica, indicano una serie di azioni nei confronti della vittima predistinata sul luogo di lavoro al fine di logorarne energìe e senso di sè, fino a renderla "inadeguata" a qualunque tipo di funzione :  ti voglio licenziare, non posso farlo perché  avrei problemi con il sindacato, con la legge, allora ti  "mobbizzo"  per  sabotarti lo spirito vitale.
Mobber e’ l’aggressore,   il/la mobbizzato/a e’ la vittima, side-mobber, gli spettatori, quelli/e che osservano ma non intervengono, spesso complici gongolanti, pronti/e a sfruttare tutti i vantaggi del caso, in carriera e sostituzioni.
Vanno osservati vari aspetti del mobbing:1) la malattia, 2) la tutela sindacale, 3) l’azione legale che di recente si associa ad aspetti di tipo  assicurativo. Tali aspetti sono concatenati e sempre più spesso si presentano in sequenza.
Perché  si possa parlare di mobbing, le vessazioni sul luogo di lavoro devono avere una durata di almeno sei mesi e provocare disturbi della salute. Gli studiosi hanno individuato varie sintomatologie del mobbing , quali :  stati di ansia quando si va al lavoro, attacchi di panico, insonnia, mal di testa, vertigini, morsa allo stomaco, nausea, eritemi.  In alcune donne sono state associate al mobbing anche la perdita delle mestruazioni ed altri tipi  di somatizzazioni sono continuamente riportati. E’ importante che la persona  possa certificare, attraverso il medico della Asl, i sintomi della malattia, e che questi  possano essere messi effettivamente in relazione agli accadimenti sul posto di lavoro. Inoltre, per accertare lo stato di malattia, non puo’ bastare un solo certificato medico, ma sono necessari diversi riscontri clinici. Per il/la  mobbizzato/a e’ però difficile individuare subito nei sintomi di cui soffre la radice legata all’ambiente del lavoro e, soprattutto, accettare di essere stati prescelti come vittime sacrificali. La fase della incoscienza  può durare anche qualche anno, in questi casi la consapevolezza  si raggiunge solo con l’intervento esterno, spesso legato alla ricerca di un aiuto medicale  o  legale. A volte  anche chiedere sostegno e comprensione in ambito familiare non e’  produttivo poiché ,  allo sfogo continuo, i familiari potrebbero rispondere con una presa di distanza, convinti che il vero problema sia in un eccessivo vittimismo. Il mobbing, comunque,  non e’ una malattia, e’ un rischio, una causa possibile di malattia, e può portare a comportamenti patologici. All’Inail spiegano che se una malattia  non e’ in  tabella, scatta il periodo di osservazione. Anche  il  mobbing è in tal senso sotto osservazione. La tendenza e’ quella di definire protocolli diagnostici, per individuare il mobbing come malattia professionale e con il relativo danno biologico per  ridotte capacità di lavoro, novità  introdotta con la riforma sull’assicurazione infortuni. Il Mobbing, secondo lo studioso tedesco Harald Hedge si sviluppa in sei fasi: 1) viene individuata la vittima su cui convogliare la conflittualità generale, 2) cominciano a inasprirsi i rapporti tra vittima e colleghi, 3) il mobbizato ha i primi sintomi psicosomatici del disagio, 4) l’ufficio del personale comincia a occuparsi del caso, giudicando male la vittima 5) il mobbizzato cade in depressione e si ammala più seriamente, 6) si arriva alle dimissioni, alla pensioni, o al licenziamento, e nei casi estremi al suicidio.
La depressione che colpisce il lavoratore che si sente ingiustamente trattato ha avuto un primo riconoscimento nella  sentenza del tribunale di Torino del 16 novembre ’99, a seguito della quale il datore di lavoro e’ stato obbligato al risarcimento del danno biologico, subìto dal lavoratore. In  base all’Art.2087  del c.c., la responsabilità del  datore di lavoro consiste nell’adottare le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro. Il danno biologico comprende il danno alla vita di relazione- la lesione all’integrità  psicofisica.
Il mobbing ha carattere sessuato? A che genere appartiene?
Le donne sono certo le più esposte e non di rado a monte delle continue vessazioni vi è un tentativo di seduzione andato in bianco. Il senso di sé più labile , la mancanza di cultura dell’inviolabilità del corpo femminile, l’invidia , l’ingratitudine tra donne fomentate dal simbolico imperante, fanno il resto, alimentando l’humus a cui il/la "boss" "mobber" di turno possono attingere a piene mani.
Che fare?
Appena si presentano i primi sintomi mettersi subito in malattia. Non appena  si avvertono sintomi di depressione, stati d’ansia, cefalee, insonnia e gastrite, non sottovalutare la situazione facendo l’eroe o la martire rassegnata,  ma andare dal proprio medico di famiglia e farsi consigliare. Se non dovesse bastare, iniziare quella che purtroppo potrebbe rivelarsi una sorta di lungo pellegrinaggio, attraverso specialisti,  dall’omeopata allo psicologo. Ma attenzione! Stanno attentando alla vostra integrità psicofisica e quindi  per prima cosa è bene  sottrarsi alle vessazioni, eventualmente anche andando in ferie. Primo consiglio, dunque, è quello di  cercare di allontanarsi dal luogo di lavoro, una volta individuato come luogo inquinato da relazioni malsane e , quindi,  patogene. Sul piano economico l’assenteismo derivante da mobbing sta assumendo proporzioni gigantesche e poiché rappresenta un danno per l’azienda, con la collaborazione sindacale, in alcune imprese si stanno cercando soluzioni in una diversa organizzazione del lavoro per prevenirlo.  In alcuni casi, quando il dipendente mobbizzato appartiene a grosse imprese, può essere importante chiedere l’ausilio del sindacato, che ha cominciato a studiare il fenomeno ( recentemente si e’ svolto un convegno a Roma, sul mobbing organizzato dalla Cgil). A seguito delle grandi concentrazioni nel sistema bancario e assicurativo il mobbing e’ stato osservato come atteggiamento mirante a convincere il dipendente ad abbandonare il lavoro spontaneamente. Vessazioni ed abusi nei luoghi di lavoro ci sono sempre stati, nessun settore escluso. La legislazione sociale in materia di tutela generale del lavoro, sviluppata in particolare negli anni 60/70 in Europa ed in Italia,  è stata stimolata dalle lotte operaie in fabbrica  . Il terziario oggi predominante ovunque, trova non poche difficoltà ad avvalersene, laddove i meccanismi di accerchiamento prodromi all’espulsione si impregnano di dinamiche relazionali poco valutabili in termini oggettivi, spesso ricondotte a fisime caratteriali, impulsi  soggettivi, eccessiva permalosità.   Di fatto, però a distanza di anni, le aziende si sono accorte, che il mobbing diveniva un aggravio di costi per le azioni legali esperite dai dipendenti, quindi la tendenza attuale rispetto al mobbing, e’ quella di  una cooperazione tra sindacati e vertici aziendali per impedirne la diffusione ma anche,  non di rado, per esperire conciliazioni soft comunque miranti all’allontanamento. Pare che il fenomeno stia cominciando ad assumere proporzioni notevoli anche nei settori di lavoro pubblico, a scuola per esempio, dove l’autonomia degli Istituti viene interpretata da Presidi & company come licenza di assumere comportamenti irrispettosi e persecutori nei confronti delle/gli insegnanti ed amministrativi/e non "graditi/e" . Il fenomeno è ancora poco visibile per la possibilità di chiedere ed ottenere il trasferimento in altre sedi più agevolmente, prima di ingaggiare lo scontro.
In Francia è stata istituita una cattedra universitaria di Vittimologia che si occupa di mobbing sin dal  1994. La studiosa Marie France Hirigoyen parla di "hercèlement morale" "molestia morale". Di recente si stanno svelando casi di mobbing  nel settore informativo , telecomunicazioni, stampa.
Ad ogni modo è bene  ricordare di:
Mantenere una sorta di ‘diario di bordo’, un’agenda o un quaderno dove annotare giorno dopo giorno, i fatti più rilevanti rispetto al mobbing: tutte le piccole scortesie, le vessazioni, i rimproveri, le disattenzioni e le dimenticanze anche reiterate. Tale diario potrà essere utile, quando poi si dovesse decidere di andare davanti al giudice.
PARLARNE. Non isolarsi, non emarginarsi e far ricadere su di se’ le colpe di quanto e’ accaduto. Già nel comunicarlo,  lo stato di disagio prende forma e questo può aiutare la fase della consapevolezza, individuale e collettiva. Tuttavia, è bene sapere che proprio in questa fase e’ inevitabile avere delle sorprese: probabilmente dalla persona cui ci si aspettava aiuto potrebbe voltarci le spalle, mentre un ausilio arriverà  proprio da sponde inaspettate.  
In S.O.S. CIVICO siamo pronte/i a ricevere i vostri appelli. Scrivi a info@soscivico.it 

Intanto vi indichiamo anche altri riferimenti che potrebbero rivelarsi preziosi, scelti tra quelli trovati in rete ormai ricchissima in materia:

L’ISPESL HA ATTIVATO UNA SEZIONE DI RICERCA APPOSITA CONSULTABILE IN RETE 

http://digilander.iol.it/emaier/mobbing_in_Italia.htm

http://digilander.iol.it/emaier/links.htm

http://www.mobbing-info.ch/

http://www.cgil.it/fisac.campania/mobbing/index.htm

http://www.cgil.it/saluteesicurezza/il_mobbing.htm

http://www.fnsi.it/commento_mobbing.htm

http://www.sieb.org/sieb/giornale/mobbing.htm

http://scienzaesocieta.cassino.edu/laborato/mobbing.htm

http://www.jobonline.it/new/42p71.htm

http://www.notiziariogiuridico.it/mobbing.html

http://www.leymann.se/

http://translate.google.com/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.leymann.se/
English/frame.html&prev=/search%3Fq%3Dmobbing
%26hl%3Dit%26safe%3Doff%26sa%3DG

http://www.giust.it/articoli/oricchio_mobbing.htm

http://www.sicurweb.com/family/news/dettaglio.asp?id=937

LINKs e bibliografia  segnalati da:  http://www.music-mobbing.it/

Prima Prima Associazione italiana contro il Mobbing e lo Stress Psicosociale fondata nel 1996.

Associazione "La punta dell’iceberg" Un’Associazione fondata dalle vittime del Mobbing e che opera direttamente in rete.

Associazione Mobby Un gruppo di auto aiuto che opera nel campo del Mobbing.

MIMA, Movimento Italiano Mobbizzati Associati. Sul sito informazioni interessanti su convegni ed iniziative legate al Mobbing.

CESAP Centro studi abusi psicologici E’ un Centro fondato da un gruppo di psicologi e medici sull’argomento.

"Associazione Europea Mobbing e Sanità"  Sentenze, Legislazione e Convegni sul fenomeno Mobbing.

 

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Http://www.soscivico.it