Sos
integrità
Ci vengono riferite più cose di questo o di quella che nel corso del tempo ha
mutato pelle
ed ideali, oltre che compagnìe. Niente di scandaloso, per carità, Darwin ci ha
pure
insegnato che la capacità di adattamento è un elemento di intelligenza
nell’evoluzione
della specie. Spesso è “naturale” assumere i caratteri di un evidente mimetismo
per farla
franca, e, comunque, è comprensibile come a nessuno piaccia mettersi in vista
per
rappresentare diversità da impallinare. La norma sociale, per una più sicura
sopravvivenza, inviterebbe a “fare come fanno tutti”, anche a costo di
svendersi,
rinunciando anche a quanto a fatica avevamo conquistato in identità e libero
arbitrio…..ma a prezzo di quali lacerazioni?
Nelle strategìe di guerra, in verità, SUN TZE non indica mai di cedere a basse
commistioni
con l’avversario. Semmai, nel dubbio, dice che è bene perdere forma del tutto,
seguendo
le modalità dell’acqua, maestra e fonte di vita.
Che fare, dunque?
Ci viene a conforto in mente un pezzo di una lettura non proprio recente, dal
testo “dove
gli Angeli esitano”, di Gregory Bateson e Mary Catherine Bateson, in cui, in una
complessa trattazione su temi più che mai attuali quali “il bello e il brutto,
il sano e il folle,
il comico ed il serio.....” si riflette sui valori scientifici e non, che
nutrono il senso della
convivenza civile e dell’etica comportamentale , alla ricerca di quello che G.B
chiamava
“lo scheletro della verità”. Pronte/i dunque a continuare a lavorare insieme per
cercare
“ la serenità per accettare le cose che non possiamo cambiare, il coraggio di
cambiare le
cose che possiamo cambiare e la saggezza per distinguere le une dalle altre”,
come da
una famosa preghiera... trascriviamo fedelmente:
“....Una delle cose che i bambini devono imparare sulla preghiera è che non si
prega per
avere un coltello a serramanico. Alcuni imparano, altri no. Se dobbiamo parlare
di cose
come la preghiera e la religione, abbiamo bisogno di riferirci a un esempio
concreto, a un
campione. Perché purtroppo parole come “religione” e “preghiera” vengono usate
in molti
sensi diversi in tempi diversi e in diverse parti del mondo. Vi chiedo quindi di
accettare la
seguente convenzione: che, almeno per la durata del mio discorso, resti inteso
che la cosa
di cui parlo è la stessa che viene illustrata nell'esempio che segue.
Una ventina o più d'anni fa Sol Tax, un noto antropologo che lavorava con un
gruppo di
indiani americani nei dintorni di Iowa City, fu invitato da costoro al Congresso
nazionale
della Chiesa indigena americana, che si sarebbe tenuto di lì a poco nelle
immediate
vicinanze della città. Il sacramento fondamentale di questa chiesa è il peyote,
l'infiorescenza essiccata del cactus mescal che ha proprietà psichedeliche e
viene
masticata per indurre lo stato di estasi mistica. Proprio per l'uso del peyote,
che poteva
definirsi una droga, la Chiesa indigena americana si trovava sotto accusa, e a
Sol Tax, da
bravo antropologo, venne in mente che avrebbe potuto aiutare quella gente se
avesse
girato un documentario sul congresso, riprendendo i caratteristici rituali che
l'avrebbero
accompagnato. Questo documentario avrebbe potuto rappresentare la prova che si
trattava di una vera e propria cerimonia religiosa e che quindi il culto poteva
essere
liberamente praticato, secondo quanto garantisce la nostra costituzione. Sol Tax
si
precipitò dunque a Chicago, sua sede abituale e riuscì a procurarsi un camion da
ripresa,
una squadra di tecnici e una scorta di pellicole e di cineprese. Lasciò la
squadra in attesa a
Iowa City e andò a parlare con gli indiani per ottenere l'approvazione del suo
piano.
Durante la discussione che ne seguì, Tax si rese conto a poco a poco del
seguente fatto.
“ Gli indiani non riuscivano a vedersi mentre svolgevano la personalissima
attività della
preghiera davanti a una cinepresa. Espressero a turno le loro opinioni, pro e
contro, e a
poco a poco la tensione salì. Il problema si configurò in nodo netto e nessuno
cercò di
evitarlo: si doveva profanare anche una sola cerimonia per salvare la chiesa?
Non ci fu
uno che obiettasse che forse il pericolo per la chiesa non era poi così grave.
Sentendoli
dibattere il dilemma, così com'era stato posto, sembrava di assistere a una
tragedia
greca. [Sol Tax] era seduto di fronte all'assemblea insieme con il presidente
della chiesa e
via via che ascoltava affascinato quei discorsi, si rendeva conto che, di fronte
a quei
conflitto tra integrità e sopravvivenza, tutti sceglievano l'integrità. Tutte
quelle persone,
che pure erano tra i membri più Politicizzati della chiesa, non potevano
sacrificare la tanto
attesa e sacra notte di preghiera. Quando ciascuno ebbe parlato, il presidente
si alzò e
disse che se gli altri volevano il documentario lui non aveva obiezioni, ma in
tal caso
voleva essere esonerato dalla cerimonia. Naturalmente questo precludeva ogni
possibilità di girare il documentario, il senso dell’adunanza era evidente”. Il
curioso
paradosso di questa storia è che la natura autenticamente religiosa del
sacramento del
peyote fu dimostrata dal rifiuto dei capi di accettare un compromesso pragmatico
che
avrebbe ottenuto il riconoscimento della chiesa attraverso un metodo estraneo
alla
reverenza che essi le attribuivano...”
SOS Civico - Guida alla
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